Author: Annalisa Trabbia
Committee: Investigations & Activities Committee
Data: 02/04/2025
Di recente un presunto capo di una banda criminale legata alla mafia italiana è stato arrestato a Bucarest, accusato di aver truffato l’Unione Europea per oltre 100 milioni di euro. L’arresto è avvenuto martedì 4 febbraio 2025, presso l’aeroporto di Bucarest, mentre il sospetto stava cercando di fuggire dalla Romania. Il suo nome non è stato ancora reso pubblico, ma la sua attività illecita ha messo in luce come la criminalità organizzata italiana possa infiltrarsi nel sistema europeo e sfruttare fondi destinati a progetti pubblici anche in altri Stati, andando oltre i confini territoriali italiani.
La truffa:
La vicenda riguarda un gruppo criminale che ha utilizzato due aziende italiane per ottenere finanziamenti europei destinati alla costruzione e riabilitazione di infrastrutture in Romania. Queste aziende, apparentemente solide e con una grande esperienza, si sono aggiudicate 8 gare d’appalto, per un valore totale di oltre 100 milioni di euro, grazie a documenti falsi che attestavano un fatturato annuale di 50 milioni, quando in realtà queste non arrivavano neanche a guadagnare una minima frazione di quella cifra. Ma non è finita qui, secondo l’inchiesta, le due aziende italiane non hanno mai svolto alcun lavoro, lasciando che fossero le imprese romene con cui si erano associate a portare avanti i progetti, senza dare ad esse alcun contributo reale. Questa operazione non solo ha ingannato l’Unione Europea, ma ha anche danneggiato le persone che realmente avevano bisogno di quei progetti di infrastruttura.
La Mafia Italiana in Romania:
Questo caso solleva una riflessione più ampia sul ruolo della mafia italiana all’estero, in particolare in Romania. Da anni ormai, diversi gruppi mafiosi italiani hanno messo radici nei paesi dell’Est Europa, sfruttando la vulnerabilità delle economie locali. La Romania, con il suo recente ingresso nell’Unione Europea, ha visto un aumento degli investimenti esteri, ma allo stesso tempo ha rappresentato un’opportunità per le mafie italiane di infiltrarsi nel tessuto economico e sociale. La mafia italiana in Romania ha sfruttato e sfrutta i settori come l’edilizia, il traffico di droga, il riciclaggio di denaro e, in alcuni casi, il contrabbando e la tratta di esseri umani. Sicuramente le relazioni con le autorità locali e la corruzione hanno reso questo Stato un terreno fertile per il radicarsi della criminalità organizzata anche estera oltre che locale.
Con questo caso emerge un aspetto molto inquietante della mafia Italiana: la sua adattabilità. In Romania, come in altri paesi dell’Europa dell’Est, la mafia ha saputo approfittare della transizione economica e politica, instaurando legami con gruppi locali e riuscendo ad operare con discrezione, camuffandosi dietro attività apparentemente legali.
Questa sua adattabilità è data proprio dalla grande esperienza che i gruppi mafiosi italiani hanno; detengono enormi risorse, contatti e capacità tecniche, che spesso non troviamo nella criminalità organizzata di altri Paesi. Grazie a queste caratteristiche la mafia si inserisce facilmente in altri Stati, soprattutto in Stati più “deboli” nel contrastare questi fenomeni (specialmente gli Stati dell’Est Europa), e rafforzando ed elargendo la rete internazionale di criminalità organizzata.
Sicuramente negli ultimi anni le forze dell’ordine italiane e rumene hanno intensificato la cooperazione, anche grazie alla Procura Europea, ma il contrasto alla mafia in Romania è un processo lungo e complesso, che richiede non solo la repressione di queste attività e gruppi criminali, ma anche una profonda riforma del sistema giudiziario romeno e delle sue istituzioni locali, oltre a un rafforzamento della cooperazione internazionale.